Il mio nome è Michele, mi chiamano tutti Miki. A tre anni ho disegnato un fumetto che conserva ancora mio padre, non ho più smesso di disegnare, ho provato a disegnare un pò ovunque, carta, legno, aria, computer e oggi anche sulla pelle. il Liceo artistico di Bari mi ha formato, malgrado i giorni di assenza a causa delle manifestazioni politiche mi sono diplomato. Milano mi ha dato accoglienza quando decisi di studiare allo IED dove mi sono laureato. Preso dalla voglia di andar via dall'Italia per conoscere altre realtà decisi di abbandonare il lavoro di grafico a Bari e andare a vivere in Messico dove ho cominciato a lavorare nel mondo della pubblicità internazionale come art director e grafico. Il messico mi ha lasciato bei ricordi e un bagaglio enorme in cultura artistica oltre che di sopravvivenza alla vita. Qualche mese a San Francisco come illustratore e poi due anni nella grande mela. Girando sempre con il mio portfolio di lavori di art director, rientro in europa, in italia purtroppo come sempre se non "si hanno amicizie particolari" non sei nessuno, quindi decido di migrare di nuovo in un paese vicino per molti aspetti all'italia, la Spagna. Amo tantissimo quel paese, la loro gente e la loro cultura, prima Barcellona un anno poi tre anni a Madrid. Stanco un pò di "girovagare" rientro in italia dove riesco a trovare lavoro prima a Torino e poi a Bologna. Purtroppo (non so darmene ancora oggi una spiegazione) ritorno a Bari dove comincio a ricostruire il mio futuro. Il lavoro di art direction qui nella mia città non è un gran chè, neanche le aspettative. Una sera si compie un evento straordinario, in un bistrot incontro una persona che osserva i miei disegni fatti sulle tovagliette di carta e mi consiglia di iniziare a tatuare quei disegni sulla pelle. Non ero tanto propenso all'idea, era un pianeta quasi sconosciuto quello del tatuaggio per me. Ma si sà, la curiuosità fece si che incominciassi ad avvicinarmi a quel mondo, iniziai a tatuare cose semplici su superfici come la pelle del maiale e la mia. Non è stato facile, ma ci misi impegno e dedizione, la mano che non ha mai smesso di disegnare sulla carta e altre superfici ora disegnava anche sulla pelle. Sono autodidatta, ho avuto consigli da colleghi amici su come tatuare. Decisi di aprire il primo studio a Trani, il nome lo scelsi andando a scavare tra i ricordi. Al principio il nom doveva essere "papà non vuole" in quanto era un piccolo delinquente della mala della mia città durante la mia infanzia ma declinai l'idea pensando fosse un pò troppo violento, poi pensai a "sorry mom", ma notai che era molto in uso, alla fine l'attuale "mamma non vuole" che arrivò unendo la tradizione del "sorry mom" (scritta dei delinquenti che chiedono perdono alla propria mamma) e il volere delle mamme che non vogliono tatuaggi sui propri figli. Credo di aver trovato un mix simpatico per chiamare uno studio di tatuaggi. Chiuso il primo studio a Trani, apro a Bari perchè subentro alla bottega di mio padre e oggi sono ancora qui, nel centro Murattiano di Bari la città dove sono nato. Attualmente vivo a Trani con mia moglie e mio figlio Claudio.

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